Lettori si nasce o si diventa?

Essere o non essere? E’ nato prima l’uovo o la gallina? Lettori si nasce o si diventa?

Penso che questo quesito appartenga a quella categoria di sommi dilemmi esistenziali per cui non esiste una risposta dalla validità assoluta e univoca. Per quanto mi riguarda però sono profondamente convinta che la passione per la lettura, quella vera e autentica, che fisicamente non ti consente di tenerti lontana dai libri (e che le malelingue hanno la fastidiosa tendenza a definire ‘ossessione’) come tutte le grandi passioni sia qualcosa di innato, qualcosa che, sepolto più o meno in profondità nell’animo, attende solo una scintilla che lo riporti alla luce. Per questo tipo di amore, azzardo a dire, non sarebbe forse sbagliato parlare di vera e propria vocazione.

Lettori si nasce, dunque. Questa è la mia risposta. Valida almeno quando si tratta di casi incurabili come il mio. Vero è tuttavia che spesso occorre del tempo per prendere coscienza di questa innata tendenza. Come in amore a volte anche nella lettura è necessario incontrare ‘quello giusto’ perchè divampi la fiamma.

Non scherzavo quando, riferendomi a me stessa, ho parlato di ‘caso disperato’. Io leggo molto. Moltissimo. Non ditelo in giro, ma la vera ragione per cui mi dedico allo studio delle lingue è che ogni lingua imparata è la chiave di accesso per un intero, nuovo panorama letterario non sempre disponibile in traduzione. Sostanzialmente studio le lingue per ampliare le mie possibilità di lettura. Leggo ovunque (a casa, al parco, in treno, in autobus, in macchina no, ma solo perché se lo faccio sto male…), a tutte le ore e, soprattutto, qualsiasi cosa. Certo, ho anch’io le mie preferenze (adoro il fantasy e non amo particolarmente la saggistica, ad esempio), però fondamentalmente credo di potermi definire una lettrice ‘onnivora’. Ma come è iniziato tutto questo?

La mia carriera di lettrice, diciamo così, autonoma, è decollata ai tempi delle scuole medie. Fino a non molto tempo fa vigeva l’usanza di far redigere agli alunni le famose (famigerate?) schede di lettura. Bieca tecnica per instillare a viva forza se non l’amore per la lettura almeno un briciolo di familiarità con lo strumento libro adottata da insegnanti sadici per costringere alunni recalcitranti a fare qualcosa che proprio non amano, o usanza perfettamente civile e sensata? Anche in questo caso dipende dai punti di vista (in futuro intendo approfondire, l’argomento delle letture scolastiche obbligate e i suoi possibili risvolti mi affascina molto…). Fatto sta che, in quel memorabile terzo anno io mi trovai, quasi senza rendermene conto, a doverne compilare cento. Una per ogni libro letto durante i mesi scolastici. Se ci ripenso mi sembra ancora impossibile. Pochi di quei libri mi sono rimasti davvero impressi (una rimarchevole eccezione è rappresentata da Dominique Lapierre e dal suo “La città della gioia”, sì, lo so, ero una strana tredicenne…), quindi immagino che nella maggior parte dei casi non potessero essere definiti esattamente ‘libri di spessore’. Il dato numerico comunque rimane.

Il libro che ha fatto divampare in maniera prorompente il mio amore per la lettura? “Il Signore degli Anelli”. Letto per la prima volta a dieci anni mi è piaciuto talmente tanto che tempo di compiere i dodici lo avevo già letto cinque volte. Per intero.

I sintomi del mio amore per i libri però c’erano tutti già da prima. Come molti bambini, prima di iniziare le scuole elementari leggevo ‘per procura’ (nel senso, ovviamente, che erano altri a farlo per me). A differenza di altri miei coetanei però a me piaceva davvero. Tanto. Mia nonna ancora si lamenta di come io le facessi perdere la voce quando, nel corso di quelle due orette che avrei dovuto dedicare al sonnellino pomeridiano, la costringevo a leggermi e rileggermi favole su favole. Mio padre che mi legge “Il giro del mondo in 80 giorni” prima di dormire e mia mamma che, anacronisticamente, mi legge “Canto di Natale” di Natale in spiaggia poi sono tra i miei ricordi più cari. La fascinazione per il racconto c’era già tutta già da allora, insomma.

Vogliamo poi parlare di cinema? Se ti piacciono certi film le probabilità che, crescendo, ti rivelerai un accanito lettore aumentano in maniera esponenziale. Nel mio caso credo siano tre i lungometraggi che, oltre a segnare la mia infanzia, hanno contribuito se non a far nascere il mio amore per la lettura quantomeno ad accrescere la mia fascinazione nei confronti dei segreti misteri dell’universo della carta stampata. Giochiamo a carte scoperte. “La Bella e la Bestia”, “Matilda sei mitica”, “Pagemaster”. La triade maledetta. Se te ne piace uno, probabilmente diverrai un lettore occasionale. Due, lettore abituale. Tre, caso patologico. E’ quasi matematico. In un certo senso sono film che paiono confezionati a puntino per parlare al cuore di tutti coloro che celano in sè l’anima del lettore.

Di voi che mi dite? D’istinto, senza riflettere troppo….se dico “il primo libro che vi ha fatto innamorare della lettura” che titolo vi balza in mente? Quali film vi viene istintivo associare al vostro amore per i libri?

 

 

 

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