In viaggio con Monsieur Perdu – “Una piccola libreria a Parigi”, di Nina George

E’ più importante consigliare la lettura di un libro che ci ha regalato numerose ore di letizia o mettere in guardia contro un’opera letteraria che ci ha fatto slogare le mascelle a furia di sbadigli? Le recensioni negative sono, spesso e volentieri, le più spassose sia da scrivere che da leggere. Potrei quindi parlarvi di un libro che sta a me come la criptonite sta a Superman. Ma non lo farò. Sarebbe facile, troppo facile.

Una lettura che mi è risultata particolarmente gradita, quindi…ecco qua:

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Parliamo del best seller di Nina George.

Mi è giunto in dono (ma quasi certamente prima o dopo lo avrei comprato io stessa in ogni caso). Regalare libri è una cosa alquanto desueta al giorno d’oggi, è vero, di certo però è una nobile iniziativa che andrebbe rispolverata. Ma sto divagando.

Libri, amore, un folle viaggio in battello per guarire le ferite del cuore; senza contare che il riferimento nel titolo a una “libreria” da solo sarebbe bastato a catapultare questo romanzo nella lista dei miei “da leggere”.

Monsieur Perdu è il proprietario di una vera e propria “farmacia letteraria”, situata su un battello ormeggiato a Parigi. Convinto fautore del potere curativo dei libri li dispensa ai clienti come il medico dispensa pillole ma, come presto abbiamo occasione di scoprire, è proprio lui a portare nel cuore la ferita più profonda, che lo ha costretto alla solitudine, rendendolo incapace di lasciarsi andare nuovamente all’amore. Un incontro inaspettato lo costringe ad affrontare il proprio passato, ed eccolo dunque levare gli ormeggi alla sua libreria galleggiante, partendo per un viaggio che è esperienza catartica insieme a un giovane scrittore incapace di replicare lo strabiliante successo del suo primo romanzo. Qui mi fermo, altrimenti rischierei di dire troppo 😉

Bene. Iniziamo con l’elenco delle cose che mi sono piaciute di questa storia.

Bella l’idea della libreria galleggiante. Mi piacerebbe davvero molto visitarla. Per fortuna almeno una esiste davvero. Si trova a Londra e prima o poi certamente ci andrò. Per ulteriori informazioni ecco a voi:

Una autentica libreria galleggiante!

Ancora di più mi è piaciuta l’idea della farmacia letteraria. Prescrivere libri per curare i disturbi dello spirito non è solo una grande idea: è un rimedio di comprovata efficacia, provare per credere! A chi sia interessato a cotale rivoluzionario metodo di cura suggerisco caldamente “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthound e Susan Elderkin, edito da Sellerio (i più arditi possono azzardare la lettura della versione originale non tradotta), un prontuario da tenere sempre a disposizione e consultare al bisogno. Visitate invece la pagina web sotto segnalata per un suggerimento conforme all’umore e sempre a portata di click!

Farmacia letteraria a portata di click

Non dimentichiamoci che ciò che muove il protagonista è l’amore, e allora molto bene, un plauso sentito al fatto che il protagonista sia, appunto, un uomo. Non so se l’avete notato ma in genere le storie d’amore sono narrate da un punto di vista squisitamente femminile, quindi ottimo il fatto che questo romanzo si discosti da quella che è un pochino la tendenza generale, e ancora meglio il fatto che Monsieur Perdu sia nel pieno del fulgore dei suoi cinquant’anni. Non ho capito…l’innamoramento è prerogativa unicamente dei ventenni o dei trentenni? Quando il capello inizia a ingrigire i palpiti del cuore sono concessi al massimo quando, usciti di casa in ritardo, si corre per cercare di acchiappare l’autobus che fugge via? Io non penso. Quindi ribadisco: un plauso sentito alla signorina George per questa scelta.

Degno di nota anche il riferimento a una certa località, che dovrebbe inserirsi automaticamente nella lista “posti-che-devo-visitare-almeno-una-volta-nella-vita” di ogni lettore che si rispetti. Questa:

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Si chiama Cuisery, ed è uno dei “villaggi del libro”. Avete familiarità con questa espressione? Ce ne sono diversi e, per un vero cultore della carta stampata, sono posti da sogno. Per approfondimenti:

I villaggi del libro (sui villaggi situati in Inghilterra e Francia)

Per info su Cuisery (in francese)

L’accenno a questo magico luogo è una piccola perla, dedicato a tutti i veri appassionati, quelli che, se potessero, passerebbero le giornate tra i libri e per cui le librerie non saranno mai abbastanza.

Bene. Ho parlato delle cose di questo libro che mi sono risultate gradite. Ora è il momento di passare a quelle che non mi sono piaciute, peraltro riassumibili in un’unica, semplice parla: nessuna.

So (poiché ho sbirciato tra i commenti dei lettori su Anobii) che alcuni considerano questa storia “noiosa”, lenta negli sviluppi. Non è il mio caso. Certo, se siete lettori avventurosi, amanti dell’azione e dei colpi di scena probabilmente non è la lettura giusta per voi (anche se, probabilmente, come attimo di pausa tra un Clive Cussler e un Wilbur Smith non vi farebbe male). Non è una narrazione dal ritmo incalzante anche se, più che “lenta” io la definirei “dolce”, “sognante”. Mi ricorda un poco una delle professoresse di storia dell’arte che ho avuto al liceo: la sua voce dalla melodica cadenza era in grado di cullarti dolcemente in una sorta di oblio ovattato senza che quasi te ne accorgessi. Se però, vincendo il torpore, riuscivi a fare lo sforzo di ascoltare veramente quello che lei diceva potevi scoprire un mare di nuove, preziose informazioni assenti dal libro di testo, un’infinità di aneddoti curiosi sugli artisti e una profondità e accuratezza di analisi sconcertante.

Il ritmo della narrazione dunque è sì placido e senza scossoni, ma ha un modo di irretirti tutto suo.

Lo stile è piacevole, raffinato senza risultare pesante (almeno per me, anche se, naturalmente, la mia opinione non ha valore assoluto), ricco di immagini fortemente pittoriche ed evocative. Non ho qui né il tempo né lo spazio di esaminare con dovizia i riferimenti particolareggiati ai colori e alle loro molteplici tonalità, le descrizioni accurate dei paesaggi, anche perché nel farlo risulterei pedante. Meriterebbero un articolo dedicato.

Una cosina da segnalare l’avrei però, e concerne la traduzione italiana dell’opera. Non mi dispiace la copertina scelta dalla Sperling & Kupfer, anche se forse avrebbero potuto optare per un’immagine un filino più attinente a quella che è la trama, ma il titolo? Certo, ultimamente sembra sia molto di moda inserirvi un riferimento a “libri” o “librerie”, rimane tuttavia il fatto che il titolo originale dell’opera è “Das Lavendelzimmer”, che tradotto diventerebbe più o meno “La stanza color lavanda”. Forse però questa volta la colpa non è del tutto di noi italiani e della nostra comprovata tendenza a tradurre in maniera decisamente fantasiosa i titoli dei romanzi stranieri. Già un anno prima che il libro uscisse nella sua versione italiana i traduttori di lingua inglese avevano ritenuto opportuno pubblicarlo con il titolo “The Little Paris Bookshop”, probabilmente noi ci siamo solo adeguati.

Consiglierei la lettura? Sì, senz’altro. Sarò anzi più specifica. Questa è una storia di decisioni non prese, di scelte sbagliate e di vite sospese nella staticità di un istante eterno, ma è anche la storia di un uomo che trova il coraggio di affrontare il passato e ricominciare. Facendo il verso a Monsieur Perdu mi azzardo a dire che anche se, certo, questo libro non è un rimedio universale e miracoloso contro tutti i problemi, di certo lo prescriverei a chi ha paura di affrontare la vita di petto e non vive bene i cambiamenti.

Nel complesso: Nikki approves! Parecchio!

both thumbs up